venerdì 15 dicembre 2017

POESIA = GIORGIO STELLA




FOSSA COMUNE


Per Giordano Sermoneta
I

Cedro di latta che cuci
La pelle il gemello
Caino è al fianco del
Grembo maschio
E piano il sesto
Del primo senso

II

Apri fiore a croce
La croce del fiore
In croce al fiore
Di Santo chiudi
Il rossetto
Nello smalto

III

Nudi e piani i battiti delle
Ali e i muri di terra misuri
A muta di trincea questa
Pura e sangue miseria
Tre occhi e un busto
Per saldare

IV

Olio d’origine mi stufi la cantina
E i burattini sanno di
Anfore a merletto fino che Dio
Decida il nido
D’oro nell’arco del tiro nostro
Signore

V

Vuoto chiuso dal pieno
Vetro di fuoco d’un
Tempo veleno a cuore
Aperto la volontaria
Colomba dell’est

VI

Putti mi maschi
La latrina gemella
Allo spago del nuoto
Quel rogo che appare
E scompare come il
Circo delle alate
Sirene rosse
Di croce

VII

L’oppio ma mai sia lodato
Il tamburo dell’elastico
A catena di nessuna terra
Cammini assieme a lei
Ti porta al ballo turco
Del bagno malato
Da reti di pesca di clausura
La Messa mi Santa

VIII

Beve la culla d’avorio
Si ninna la nanna e
Poi di baci un pianto
Si destra a sinistra –
Quanto quando
In tutto questo

IX

Giro di giglio si latta
La breve durata
A minima presa di
Mira la stilla e
Versa e seta contro
Il vetro contro-mosso

X

Si giace la sera Dio
Canti cristici diurni
Di passaggi di mani
In preghiera l’anima
Gemella allo Spirito
Santo
*

Giorgio Stella

giovedì 14 dicembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANFRANCO ISETTA

Gianfranco Isetta – Gigli a colazione
puntoacapo Editrice – Pasturana (Al) – 2017 – pag. 67 - € 12,00


Gianfranco Isetta è nato a Castelnuovo Scrivia (Al) nel 1949. Laureato in Statistica presso l’Università Cattolica di Milano, è stato per dieci anni sindaco di Castelnuovo, promuovendo il Centro Internazionale di Studi “Matteo Bandello”. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia e ha vinto vari premi.
Gigli a colazione è una raccolta non scandita che, per la sua unitarietà stilistica e contenutistica, potrebbe essere considerata un poemetto.
Il libro presenta una postfazione di Ivan Fedeli ricca di acribia.
È il poeta stesso in un breve frammento situato prima dei componimenti a svelarci l’etimo, le intenzioni del suo testo poetico.
Scrive Isetta, riferendosi al titolo dell’opera: - “Perché questi testi sono stati proposti ad amici lettori al mattino, all’ora di colazione, con la segreta ambizione di offrire versi puri e puliti come i bianchi gigli in fiore” -.
Del tutto antilirica e anti elegiaca la poetica dell’autore, intrisa invece di una vena intellettualistica e riflessiva.
Le parole sono dette con urgenza e tramano tessuti linguistici intensi e affascinanti caratterizzati da una forte densità metaforica e sinestesica che produce segrete illuminazioni.
In Gigli a colazione il Nostro dimostra una coscienza letteraria notevole e riesce a creare un senso di sospensione nell’adoperare uno stile assertivo ed epigrammatico attraverso uno scarto poetico molto elevato.
Nel leggerli sembra di affondare nei componimenti che, tuttavia, non sfiorano nemmeno la forma alogica e quella anarchica.
Sembra d’intravedere e intendere una vena surrealistica in questo poiein e Isetta, attraverso una vaga linearità dell’incanto arriva al dono del turbamento attraverso immagini scattanti, leggere e icastiche.
Anche un senso di mistero sembra pervadere le composizioni di Gianfranco, elemento prodotto da una vaga bellezza nell’assemblaggio delle parole che fluiscono in periodi brevi.
Per esempio in Il cielo e le pareti l’autore descrive un incontro con un “tu” del quale ogni riferimento resta taciuto: - “… /Ora tu entri e quella porta s’apre/al vuoto, per il silenzio che chiede/Scrutavo il tempo al fondo della piazza- …/.
L’autore ci rivela qui che siamo sotto specie umana per dirla con Mario Luzi e che siamo inevitabilmente nel cronotopo quando il tempo stesso diviene visibile al fondo di una non precisata piazza
Se in poesia tutto è presunto le poesie del libro presentano tutte una forte dose d’ipersegno e sembra che il poeta, partendo dai sensi, ci fornisca quelle sensazioni che ognuno di ognuno di noi ha provato ma che non eravamo mai riuscito ad esprimere in parole.
Anche una natura molto rarefatta è presente nei versi di Isetta e vengono detti il cielo, il vento e varie specie vegetali che divengono simboli e metafore di una vita che merita di essere vissuta in pieno e con attenzione per cui il poeta diviene un feticista del quotidiano

Raffaele Piazza

martedì 12 dicembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANTON PASTERIUS

Antòn Pasterius – "Blasfemie concettuali e aforismi"-- Fermenti Editrice – Roma – 2017 – pag. 147 - € 18,00

Il moldavo Antòn Pasterius, oggi ottuagenario, si trasferisce giovanissimo in Francia dove svilupperà i suoi polimorfi interessi. Nel 2007 pubblica la sua prima raccolta di poesie, L’amore dentro. L’immagine in copertina è dell’Autore. Altre sillogi poetiche sono inserite in varie antologie. Nel 2009 esce il romanzo L’attesa e l’ascolto. L’attività irriverente del poeta – aforista trova la sua concretizzazione nel volume Parole lesse e connesse, 2012. Nel 2013 viene pubblicato 3 d’union, nel quale l’A si è aggiunto con un gruppo di poesie e due racconti alla validissima coppia di amici Luciana Riommi e Giovanni Baldaccini, dando vita ad un volume particolarmente interessante. Segue la pubblicazione del romanzo Le vicissitudini della libertà, 2015, mentre è del 2016 la raccolta di racconti Nove pazzi facili. Tutti i libri del Nostro sono pubblicati con Fermenti Editrice. Ha scritto anche per il cinema e per il teatro e svolge in parallelo un’intensa attività nell’ambito dell’arte figurativa.
Blasfemie concettuali e aforismi mostra in copertina l’opera pittorica dello stesso Pasterius La bagarre, 2017, tecnica mista, che rappresenta linee curve in dinamico ondeggiare. L’immagine per questo movimento s’intona al discorso aforismatico.
È un libro che si può considerare in continuum con la precedente raccolta di aforismi dell’autore, Parole lesse e connesse comparsa nel 2012; presenta un’esauriente prefazione di Antonino Lo Cascio che è anche Traduttore dal francese e Curatore.
Come leggiamo nella scheda il volume è destinato ad un pubblico che ama riflettere su massime e pensieri, ora dolci, amari, scoppiettanti, saggi, etc, per chi su tutto indaga, strombazza, irride, in nome di una sagacia schietta e irriverente, com’è il caso di Pasterius.
Contrariamente al precedente libro di aforismi, che era scandito in diciotto capitoli tematici, Blasfemie concettuali e aforismi non presenta suddivisioni. Come scrive il traduttore Lo Cascio. L’Autore, sfoderando una nuova capacità innovativa, ha voluto ometterle, lasciando questo compito al lettore, che potrà eseguire il giochetto tassonomico in modo personale o con gli amici. Si crea quindi un’interazione tra chi scrive e chi legge.
Quanto suddetto rientra nella concezione ludica della sua produzione. Per questo la pagina dell’indice appare senza indicazioni, in attesa di essere redatta.
Il testo è costituito da quattrocento aforismi di diversa estensione, con versi formati spesso da una sola parola.
I vari brani hanno un tono epigrammatico e strutturalmente sono compatti e rarefatti.
Cifra essenziale della poetica di Antòn è quella di una pronuncia mordace che può essere gioiosa, amara, nel raggiungere una marcata dose di trasgressione.
Gli aforismi sono eterogenei e toccano campi esistenziali dell’esperienza umana, dal pubblico al privato, dal sesso alla religione, dalla politica alla sociologia, dal senso del tempo che passa alla natura.
Ogni singolo brano può essere percepito come una definizione nella quale attraverso il nonsense vengono espressi i concetti. Perciò si può considerare il libro, a partire dal titolo, intriso di un certo intellettualismo e di un ottimismo di fondo, sebbene non manchino nella sua sensibilità accenni al dolore più o meno sfumati.
Sembra che Pasterius giochi con le parole, plasmando nessi attraverso sintagmi che si realizzano con accensioni e spegnimenti subitanei sempre icastici. Questi sono il frutto di una coscienza letteraria intelligente e poliedrica e di una fantasia creatrice multiforme e feconda che consente allo scrittore di non essere ripetitivo.
A proposito del titolo blasfemie si deve mettere in luce che con garbo ma anche con sarcasmo si gioca anche con il concetto di Dio.
Il poeta si diverte anche producendo allitterazioni nell’esprimere quella che potrebbe essere definita una sua filosofia del quotidiano. Pare puntare la sua cinepresa sulla realtà, restituendocela con parole provocatorie nella loro paradossalità.
Una certa carica minimalistica s’inserisce nell’esauriente discorso aperto. Le parole pronunciate con intensità, producono strutture eleganti, raffinate e ben cesellate e il tono è assertivo.
Da notare che ogni aforisma sembra costituire brevi apologhi spesso intrisi di segmenti ilari.
Anche il tema etico è affrontato quando viene detto che nel momento in cui offendiamo gli uomini dileggiamo una certa matrice che ci appartiene.
L’aspetto giocoso che ci fornisce Antòn è dato anche da una polisemia dei vocaboli e dai frequenti doppi sensi.
Il genere aforismatico è praticato attualmente nel nostro panorama in maniera abbastanza diffusa, e Pasterius in tale ambito può essere definito un suo appropriato esponente.
L’autore sa di raggiungere verità che forse solo con l’ironia si manifestano.
Inoltre è da ricordare l’onnipresente dimensione surreale del poiein, prevalente nelle appropriate dizioni.
*
Raffaele Piazza




martedì 5 dicembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = ANDREA GRANZIERO

ANDREA GRANZIERO : "INQUIETI GIARDINI" Edizioni dei leoni - 2017 - pagg.96 - € 10,00
La musica che giunge ritmata dal verso breve è un motivo dominante in queste liriche , tutte stemperate nel segno di un viaggio multicolore , attraverso giardini , paesaggi , cespugli , incantamenti , che il poeta raggiunge sia con la sua immaginazione, ricca di risvolti e richiami , sia con la memoria , pregna di palpitazioni e ricordi. "Il giardino suggerisce immagini di pace, di tranquillità. - Scrive Gian Domenico Mazzocato nella prefazione . - Il luogo del respiro, della pausa , del verde vivo primaverile, del grigio autunnale. Del rinnovamento e del declino , alba e crepuscolo. Qui l'ansia si dovrebbe placare o almeno trovare un equilibrio. E invece i giardini sono inquieti, quasi percorsi da una vibrazione segreta." Impalpabili e misteriose le brevi pause quotidiane , che ci danno il richiamo alla natura , diventando corporee e inseguibili ogni qualvolta il nostro pensiero attinge alla consapevolezza della visione. E spesso il dettato lirico scorre a ruota libera nel gioco della scrittura , tra metafora e incisione. La venatura riesce a decifrare il riandare del tempo , il ripetersi di luminosità nelle atmosfere certamente non magiche , ma incantate degli attraversamenti : "Vorrei sentirti/ nei cieli chiari/ imbevuti di azzurro/ vorrei sentirti/ nei pomeriggi lenti/ arrotolati di sonno/ vorrei sentirti/ nelle sere/ di inquietudine,/ vorrei sentirti / nelle notti/ piene di abbracci." Nostalgia e speranza hanno legami simbolici e l'ondeggiare dell'incanto rompe con impeto il silenzio .
ANTONIO SPAGNUOLO

venerdì 1 dicembre 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

“Vagavi”

Vagavi delicata tra le foglie d’autunno
e tra le labbra i petali di rose,
innamorata e gentile eri la ninfa
dal viaggio indefinibile.
Fra le braccia il coro incontro al mondo,
cercando di placare la sete delle ore,
l’incendio della carne,
quando la sera lo schianto della luce
tacitava armonie.
Gioco alla veglia per le mie parole,
al pari di quei tuoi sfavillii
scagliati fra i capelli , intorno al collo ,
nel mormorio perduto all’orlo della notte.
*

“Cuscino”

Per leggere di nuovo il sillabario
delle tue labbra il gioco di sorprese,
contro i fantasmi dell’insonnia
che pungono il cuscino.
Quel delicato solco disegnato
punto per punto nelle guance rosa
racconta ora la cenere di una rapida sorte:
gli attimi macinati fra la luna e l’ultimo anelito.
Senza più parole il segreto di una chiave invecchiata
interrompe ogni scena,
io prigioniero del sogno più crudele
sbrano nel vuoto tremando di illusioni.
*

ANTONIO SPAGNUOLO

giovedì 30 novembre 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARIA GRAZIA CABRAS

MARIA GRAZIA CABRAS : " BESTIARIO DEL'ISTANTE" - Edizione Confine - 2017 - pagg.56 . € 13,00
Percorso difficile all' impatto,le pagine della prima parte dal sottotitolo "l'aperto", per lo scorrere inaspettato di brevi poesie offerte in lingua e in dialetto sardo-nuorese , ostico a chi , come me, è abituato al dialetto partenopeo , ricco di musicalità e ritmo. Ma la lettura affonda nei pensieri e nelle figurazioni e scopre anfratti e frammenti che giocano nella luce di fulminanti affabulazioni. Sono pensieri incisi nel marmo , frasi dettate dalla memoria , colori stemperati negli attimi della intimità , quasi eco del mormorio di animali delicati . La seconda parte del volume , dal sottotitolo "l'angusto" , apre pagine in lingua con profili , pitture , sculture , parole , che diventano presenze di un tempo antico , un non-tempo (propone la poetessa) , che si confrontano e sono il controcanto dei nostri tempi , chiusi in gabbie visibili o invisibili , coartati nel labirinto di transumanze e percorsi esibiti o nascosti , suggeriti o imposti. L'inquietudine di un viaggiatore percorre versi fecondi e scorrevoli , sia nelle illusioni che riflettono l'andatura tra le ombre , sia nelle certezze del sogno multicolore. Il linguaggio chiama il mistero del simbolo , perfettamente incardinato in una specie di diario stilisticamente ricamato.
ANTONIO SPAGNUOLO

martedì 28 novembre 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA


"Alessia coltiva i verdi con pazienza"

Verde del salice chiaro
per ragazza Alessia
sotto di dicembre il sole
e quello opaco di eucalipto
nel tessersi del tramonto
la trama di luce a irrorare
l’anima di Alessia di 18
grammi contati come
semi da piantare nella terra
della vita. E il verde brillante
della begonia a determinare
stupore per Alessia nell’
interanimarsi con le foglie
che entrano dagli occhi
per stupore e magia determinare
e la voglia di un erbario.
E il prato è coltivato con pazienza
nell’infinita scena di Alessia
che vorrebbe tornare vergine
come la luce naturale per rifare
della prima volta l’esperienza.
Il verde acuminato del pino
guarda Alessia nel cogliere
una pigna nella tasca
e sorridere come una donna.
*

"Alessia torna da scuola felice"

E ride Alessia come una donna
nell’entrare nel cancello
del viale che porta alla casa.
Rosso lo zainetto sulle spalle
a contenere di Giovanni il regalo
l’anello d’argento tra quaderni
e alla rinfusa libri. Breve di Alessia
il tragitto. Apre la madre e fa Alessia
un gesto di vittoria (otto al tema
d’italiano) e viene a pranzo
il fidanzato. Anima di luna
Alessia e piove d’acqua
intravisto dal balcone un battesimo
i vetri a rigare e ci sarà
raccolto.
*

"Alessia trova la felicità"

Campo di grano immenso
sotto il solleone per Alessia
(nel rosavestita contemplarlo)
ieri sera vi ha fatto con Giovanni
secondo natura l’amore.
Vede le spighe ripiegate
dove l’hanno realizzato
attenti senza fare figli.
A poco a poco entra in Alessia
un lucore di stella, una poesia
sul bordo delle cose nell’
agglutinarsi il sembiante
terreno e giallo con il cielo,
un volo d’angelo.
Prende un foglietto
e scrive una poesia.
*

"Alessia corre felice"

Nelle cose del bosco
corre Alessia felice
come una donna
(sedici anni nell’anima
di stella). Scalza nell’
erba dopo l’acquata
bagnata nel tessere
l’azzurro con le nuvole
incanti. E prosegue
infinita di Alessia
la vita nell’entrare
nel sentiero già attraversato
un anno fa nell’estasi
leggera sottesa
agli albereti e a trarne
pace il lago alla finestra
dell’esistere nella
forma a iridarsi del tempo.
*

"Alessia nell’aria leggera"

Mattinale nel freddo aria
per ragazza Alessia della
leggerezza a piene mani
nell’ossigenarsi fino all’anima
di 18 grammi. E gioisce
Alessia nell’interanimarsi
alla fine di novembre
nel chiedersi se infinito
sarà il suo amore di fiore
libero dal prato non raccolto
dalla tinta azzurra.
Ride da sola Alessia
come una donna non facile
e al dono del bacio
pensa prima di constatare
che il Parco Virgiliano
ancora esiste.
*

"Alessia e l’illuminazione"

Ed è su quel pezzo verde
di prato nella luce sfolgorante
Alessia a illuminarsi e non
resta chiuso lì il pensiero
di Giovanni tra l’erba dove
ieri Alessia ragazza ha fatto
l’amore. Illuminazione di
Alessia sedici anni contati
come semi sulla ripetizione
dell’atto sensuale per il piacere
che tocca l’anima e infinitamente
la toccherà e giocano le ombre
della sera, Eden di cielo
infiorato da stelle – margherite
sotteso a mistica gioia.
*

Raffaele Piazza