domenica 20 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = HENRY ARIEMMA

Henry Ariemma : “Arimane” – ed. Giuliano Ladolfi – 2017 – pagg. 48 - € 10,00
L’eterna lotta tra il male ed il bene diventa la dimensione privilegiata dell’essere e la realtà psichica inconscia amplifica la diversione con una condizione liminare , che deflagra come meccanismo di difesa difronte al disincanto e all’inazione – Verità e illusione si confondono e l’io ripiega su se stesso con il bisogno di ribellione e di attraversamento per affrontare una fantasia elaboratrice che annulli il negativo per realizzare la luce.
Il riflusso oscuro del male si profila al di là del visibile, al di là del silenzio, per esplorare quella circolarità che è propria della cicatrizzazione del maligno .
Il volume di Ariemma è diviso in due ben distinte sezioni : “Arimane” (lo spirito malvagio) e Spenta Mainyu (lo spirito del bene) nelle quali il canto multicolore e musicale si ascolta attraverso il ritmo serrato della parola poetica , nel volo apparente delle frequentazioni quotidiane , al di là dell’effimero ed in una logica sequenza di passaggi a cui il poeta affida il tempo per rinascere continuamente , pur se avvinto dall’illusione.
Sono i ricordi che ondeggiano tra le mura , tra i tendaggi, nei cassetti , negli scaffali , a ripetere pensieri che incidono nel rtrovamento , e impegnano la parola nelle attese o nella speranza. E la parola si avvicenda nel quotidiano , nei segreti della sera , nei momenti misurati del racconto , tra “cristalli inutili:/ vasi e bicchieri per mancati pranzi….ove una polvere tornia / disegni pesanti./” , o mentre il dubbio chiede riparazione “nei silenzi del foglio bianco”.
Un atto unico in più quadri – ma anche raffigurazione efficace di due moti in costante e fecondo conflitto nella poesia : spalancarsi e sottrarsi, offrire il petto e rannicchiarsi, incantarsi fino all’annullamento e vedersi sospesi, perfino attraverso gli occhi di un idolo irascibile o indifferente, inafferrabile e ingrato, mentre di contro anche il semplice desiderio “di carni appetibili” si fionda nell’illusione della conquista.
ANTONIO SPAGNUOLO

sabato 19 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = ELENA SCHWARZ

Fluire nel sangue e muovere le mani e i piedi: la poesia di Elena Schwarz (edizione Fermenti)
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di Gualtiero De Santi
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L’editrice Fermenti ha aperto appena da pochi anni una nuova collana dedicata a poeti stranieri che, considerando l’eclissi delle vendite nel settore purtroppo a conferma di una ormai lunga e consolidata tendenza, non avrebbero corso e ospitalità da noi se non sulle pagine di riviste specializzate. Così dopo William Cliff e dopo il controverso Sergej Zav’jalov, e naturalmente altri, sono usciti in questi scorci di stagioni il greco Stravos Zafirìu (Quando il rumore della vita teme la propria eco, 2017) affidato alle cure di Crescenzio Sangiglio e la russa Elena Schwarz (Nel cristallo della stella Mizar, 2018), l’ultimo importante acquisto editoriale.

Il curatore e traduttore in quest’ultimo caso, dopo l’exploit e le fatiche ed insieme lo stress causati da Zav’jalov, è quella figura di singolare russista che porta il nome di Paolo Galvagni, remotissimo da ogni compiacimento di accademia e invece almeno psicologicamente e fors’anche psichicamente contiguo ai materiali sui quali lavora. I testi raccolti nel Cristallo della stella Mizar, vagliati in un percorso che ha investigato numerose raccolte ma anche depositi disparati - qualcosa detratto dai Diari dell’autrice, altro da volumi ormai irreperibili, altri da carte e foglietti rinvenuti anche casualmente (c’è persino un autografo su particolari fogli di taccuino), riviste dell’emigrazione russa -, danno conto di quelle formazioni plastico-musicali misteriose e semoventi che molto costituiscono del suo fascino.

Ma dicevamo: Elena Andreevna Schwarz, nata nel 1948, è scomparsa tuttavia nel 2010. Legata all’underground ex-sovietico, è giunta prepotentemente alla ribalta anche internazionale nel fervore della perestrojka approdando per ciò stesso a una maggiore visibilità anche all’esterno del suo paese. Dunque, ha composto poesie per successivi decenni – per la precisione cinque – ma è stata anche autrice di testi in prosa, il cui campione, nel libro della Fermenti, è una breve selezione appunto dai Diari.

«Oggi ho camminato a lungo nell’acqua del Golfo, mi sono sdraiata sulla sabbia. Kronstadt era sopra la strisciolina bianca dell’acqua. Sulla via del ritorno ho incontrato una ragazza muta, che, mugolando e gesticolando, mi ha chiesto l’accendino. Gliel’ho offerto, lei l’ha riparato dal vento, prendendo le mie mani nelle sue, poi ridendo ha indicato la mia mano, ricoperta di sabbia». Prosa e immagini che fanno il paio con altrettali figure che ricordano un universo di umiliati e offesi tuttavia segnati ma anche privilegiati da Dio.

Nel cristallo della stella Mizar si ordina attraverso raccolte e pubblicazioni molteplici, dai Versi giovanili a La scala coi pianerottoli bucati, da ispirate annotazioni su Marina Cvetaeva a Piccoli poemi. Nelle sue strofe e vorremmo anche dire nei ritmi delle poesie, compaiono città argentee e impromptus atmosferici di prorompente forza fisica e metafisica, notti di Valpurga e bagliori celesti (e del resto la materia stellare è quella cui si è principalmente orientata la sua poetica). A tutta prima si è portati a pensare al solito repertorio connaturato a singolarissime aree mistiche: inimmaginabile da noi in Occidente, ma ricorrente nella Russia slava, fors’anche in senso identitario, un po’ maniera.

Ma subito la materia assume valenze terragne e visionarie. Colorazioni di inedita intensità imprendono a percorrere il cielo: «Con la coda purpurea lilla di pavone / Si sono dischiuse le nuvole». Il diamante della luna rotola lontano nel mentre che un paradiso minaccioso si accende nella foschia. Insomma, tutti i materiali entrano

come in un vortice imprendendo a dilatarsi ampliando al contempo une mente (tale l’occhio dell’autrice) che guarda i suoi semi, fiori di felce o anelli di Saturno e che, con forte accentuazione innanzi visiva e poi visionaria, precipita in gurgiti inconosciuti dai quali si risolleva d’improvviso e inattesamente.

Galvagni ha buon gioco a ricordare al riguardo l’acquisto di diverse tradizioni nondimeno non sempre intrecciate, o intrecciate con un ordine che appartiene intimamente all’autrice lemingradese: dal rimbaudismo alla commedia dell’arte, da vertigonsi filoni di spiritualità alla koinè zingara. Culmine di tale processo è, quantomeno a nostro vedere, è La luna senza testa. Dove la luna viene appunto percepita siccome parte del paradiso e poi traslata e raffigurata nella vita autentica del poeta (e d’altronde secondo Schwarz la parola Selene si assonanza con il proprio nome di battesimo, Elena).

Ricordiamo infine che Nel cristallo della stella Mizar è stato pubblicato in collaborazione tra la Fermenti e la Fondazione Marino Piazzolla, la quale ultima continua proficuamente un’attività di convegni, mostre, seminari e appunto di pubblicazioni innovative e coraggiose. Andando in avanscoperta alla ricerca dei nuovi talenti letterari europei al di fuori da ogni conformismo.
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GUALTIERO DE SANTI

giovedì 17 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = EDITH DZIEDUSZYCKA

Edith Dzieduszycka – Diario di un addio---- Passigli Editori – Bagno a Ripoli (Firenze) – 2018 – pag. 175 - € 18,00

Di origine francese, Edith de Hody Dzieduszycka nasce a Strasburgo, dove compie studi classici. Attratta sin da giovane dal mondo dell’arte, i suoi primi disegni, collage e poesie risalgono all’adolescenza passata in Francia. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive, nazionali ed internazionali e si è dedicata alla scrittura. Ha pubblicato numerosi libri di poesia, fotografia, una raccolta di racconti e un romanzo.
Diario di un addio, il libro dell’autrice che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta un’introduzione di Vittorio Sermonti esauriente e ricca di acribia.
Il volume è molto corposo ed è suddiviso in tre sezioni e, per la sua unitarietà stilistica e contenutistica, potrebbe essere considerato un poemetto.
Cifra distintiva del testo è quella che si può definire una poetica dell’assenza e, come dal titolo, si tratta di un diario generato dall’occasione del lancinante dolore della poetessa procuratole dalla morte dopo una lunga malattia dell’amatissimo consorte Michele.
Il marito della poetessa è stato un “giornalista culturale”, uomo di straordinaria eleganza intellettuale, di saperi raffinati… che ha scritto per “L’Europeo” e altri settimanali notevolissimi articoli.
Da notare che tutte le poesie, tranne la prima che viene prima dei capitoli e che ha un carattere programmatico sono fornite di titolo.
Inoltre i componimenti si presentano con i versi centrati sulla pagina caratteristica anche di altri libri di Edith ed elemento che produce un ritmo che genera un’armonica musicalità.
Proprio nella prima composizione, divisa in sei sestine libere, la poeta dichiara, rivolgendosi all’amato, che per parlare di lui ha tradito per la prima volta la sua madrelingua (il francese), usando la lingua del suo stesso compagno, l’italiano.
Struggenti gli ultimi versi di questa poesia nei quali è detto che l’io – poetante ha gridato e odiato la morte che le ha tolto la figura amata.
Il dettato delle composizioni è connotato da leggerezza e icasticità insieme, e si rivela strutturalmente in tessuti linguistici chiari e luminosi caratterizzati tutti da un andamento narrativo.
Bella la composizione Attesa nella quale alla linearità dell’incanto delle prime strofe, nelle quali è descritta la magia di essere sotto gli alberi del parco addormentato tra voli e liquidi richiami di volatili e gatti e lo splendore della luce, segue la parte finale nella quale si parla della diagnosi della malattia del marito.
Bisogna evidenziare che molte delle poesie sono cariche di pietas per l’uomo malato e per le cure dolorose alle quali viene sottoposto.
Bellissima la chiusa di Indicibile: - “…/Invece mi sorridi /come a consolarci della nostra impotenza/ come credo per dirmi/ sono segreti nostri che partendo ti lascio/” -.
Nei suddetti versi struggenti dal pathos emerge una ventata di ottimismo quasi come se Edith, custodendo dei segreti conosciuti solo da lei e dal marito, attraverso lo scatto e lo scarto memoriale, lo facesse tornare in vita almeno nell’immaginazione della scrittura.
Così Michele non è solo un’assenza ma diviene una presenza tramite parole sublimi dette con urgenza.
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Raffaele Piazza

mercoledì 16 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = AGATA DE NUCCIO

Agata De Nuccio : “Lievito madre” – ed. Officina Grafica – 2018 – pagg 52 - € 8,00 -
Il “lievito madre”, se ben ricordo, viene utilizzato per impasti a lunga lievitazione , in modo che il tempo riesca a realizzare un cibo molto ricco. Ora la poesia potrebbe tentare un approccio simile incidendo nel verso un timido e profumato lievito per insaporire ogni ritmo ed incasellare pensieri che vadano oltre l’immaginario .
“Con il passare del tempo
scopro di essere ricca,
scrivendo parole e inutile poesia.
Le pagine aperte sul tavolo
sono il mio cibo quotidiano,
qualche briciola mi cade per terra
e la cerco , come cerco il tuo sorriso,
come cerco il mare, che mi aspetta
con i suoi azzurri, e le sue tempeste.
Con il passare del tempo
il mio cuore eremita, impasta inverni e vento
e tutte le parole d’amore che conosco
le scrivo, anche quando mi trema la voce.
E ti chiamo.”
La strofa richiama memorie e protende ad immagini che ritrovano chiarore e colori , tepore e tremori, nel dipanarsi delle occasioni . e nelle ambivalenze del sogno tardano per la ingenuità del dettato. Un sentimento piumato accarezza figure e rapimenti , ed il volto, appoggiato alla spalla dell’amato , ritrova espressioni di serena dolcezza, mentre le inquietudini della monotonia cercano una sottile fenditura per evaporare .
“…le distanze sono crepe o punto d’approdo,
l’abilità delle siepi è di colmare il vuoto;
tutto ti aspetta,
l’erba tiepida di agosto
il suono perduto della pioggia
la mia promessa di amore
tutto ti aspetta,
in questa notte benedetta
questo mi ha concesso Dio,
di amarti così tanto.”
Le pagine di questo volume sono ben determinate nella stesura delle lacerazioni o delle reminiscenze , e lacerano un idillio che cerca di liberarsi dalla nebbia del quotidiano . Ben diviso in due sezioni ecco che la poetessa dedica la seconda parte a degli epigrammi , ben ricamati in un’atmosfera di tenue ricerca filosofica . Un invito a fermare per qualche istante la nostra attenzione verso quegli accadimenti che si offrono al nostro andare. La luce riflessa del pensiero , la pigra speranza del realizzare , il ristoro del rifugio nella liturgia , il morbido passo delle illusioni.
Il libero fluire delle folgorazioni si incarna in una fascinazione del tutto personale , quale radice di esperienze e sussurri.
ANTONIO SPAGNUOLO

domenica 13 maggio 2018

POESIA = RAFFAELE PIAZZA



"Gioia di Alessia"

Nell’inalvearsi il pensiero
nel fiume, bottiglia con il
messaggio a gettarsi nel
mare per chi la troverà,
gioisce dell’anima l’archivio
di Alessia con gli amplessi
più belli e le interrogazioni
andate bene (italiano, storia
e religione). Il foglietto
nel vetro sarà per Mirta
giunta alla spiaggia
del tempo dell’amore.
Solo Mirta saprà la verità
che protegge Alessia
scritta con la destra
affilata.
*

"Alessia sorride alla vita fiorevole"

Nell’intessersi di Alessia
di ragazza l’anima di 18
grammi alla fiorevole vita
nell’aurorale silenzio degli
albereti di pini al Parco
Virgiliano, guarigioni per
ragazza Alessia dal male
di vivere e dal mal d’aurora
nel prepararsi all’amore
di stasera. Sceglie gli slip
che piacciono a Giovanni
e mette qualche goccia
del profumo che lui le
ha donato. Nuda allo specchio
si vede bella come un’attrice
ragazza Alessia e pensa
a Mirta e al suo posto in
Paradiso.
*

"Alessia guida come una donna"

Gioia di guidare per Alessia
per l’autostrada del sole
senza traffico, 16 anni al
volante e paura della Polizia
per ragazza Alessia nel
fresco maggio pomeridiano
sottesa alla bellezza adiacente
delle alberate fantastiche
dei pini dell’ossigeno per
di Alessia l’anima ad attendere
Giovanni sotteso al nero
dei suoi indumenti quasi
una divisa di fidanzato per
Alessia. Poi il motel accoglie
felice Alessia scesa dalla
macchina nell’immaginare
entrando la camera e il letto.
Specchio nell’ingresso per
Alessia nel vedersi come
una donna.
*


"Alessia campita nel plenilunio"

Mare di Napoli che ancora
esiste come una donna
per ragazza Alessia al colmo
della grazia per benedizioni
di pioggia sulle ciglia dello
sguardo. E Alessia campita
nella luminescenza del
plenilunio duale per lei e
Giovanni nell’abbeverarsi
a un filo di compassione
per Mirta suicida. Ripensa
a Mirta che è stata cremata
e alle sue ceneri inutili.
Poi squilla il telefonino
è lui!!! è lui!!! è lui!!!
*

"Alessia e l’aria di maggio"

Maggio delle cose delle
rose fiorite alla Valle dei Re
nell’intessersi Alessia
ragazza con l’aria polita
e il tempo del solicello
crea di luce una zona
nell’albereto a irradiare
di Alessia l’anima di 18
grammi. Aria fresca di
maggio e si fa sera e si
ferma l’attimo in uno
sguardo di Alessia al
tramonto dove era già
stata Alessia un anno fa.
Un cominciamento e Alessia
alla luna candida chiede
la parola e lei lassù
risponde amore. Poi
appare Mirta con il sorriso
mistico e accenna passi
di flamenco e danza
Alessia quella che sia
una vita e non un
esistere nuotando.
*
Raffaele Piazza

SEGNALAZIONE VOLUMI = SILVIA ROSA

Silvia Rosa : “Tempo di riserva” – Giuliano Ladolfi editore – 2018 – pagg. 86 - € 10,00 –
I sentimenti che la poesia riesce a promuovere sono infiniti e colorati , in una atmosfera sempre eterea e cangiante , quasi a ricamare con il ritmo ed il segno il tessuto delicato della memoria .
“Perché l’estate non finisse / mi sono tolta gli abiti e la pelle / e poi ho lasciato nuda l’anima e accessibile, / una porta socchiusa al vento / delle tue domande, ho camminato / le tue corse mille passi e di più / e ancora in un bosco sempre verde / fino a non fare più ritorno e ora / la nebbia implode dentro uno sguardo / in cui non ti ritrovo…”
Il diario si dipana capace di eternare le scelte che lo sguardo rincorre in quella immaginaria fermentazione del verso che traduce le parole in musica nel cortocircuito del sogno con la realtà.
L’immaginazione ha riflessi che cambiano secondo il raggio incidente e la parola spesso non basta per dire quanto scandisce. Leggere la poesia è rincorrere vetri multicolore legati ai silenzi che impregnano il vuoto , e con il verso affondare nelle cornici che si ribellano alla chiusura.
Qui le stagioni hanno ancora una volta la ventura di amalgamare il quotidiano , nei segni del tepore primaverile che sfiora labbra e guance , nei contatti improvvisi dell’estate che striscia rosso azzurra tra le onde , nel limpido brivido autunnale che avvia momenti di tensione , nel rigido brivido internale che perde schegge di luce tra le nuvole.
L’identità poetica sembra collegarsi ai fotogrammi del succedersi ed anche il sussurro dell’amore appare nel suo nuovo percorso di attesa.
ANTONIOSPAGNUOLO

sabato 12 maggio 2018

SEGNALAZIONE VOLUMI = MARCELLO BETTELLI

MARCELLO BETTELLI, DOPO L'ESTATE (La vita e la morte strette con benigna ragione), - pp. 170, Fermenti Editrice, 2018, € 16,50

C'è un legame tra attività medica e produzione letteraria. Rapporto che ripropone nomi di tutto rispetto, che vanno da Carlo Levi a Giuseppe Bonaviri, Corrado Tumiati, Mario Tobino, Giulio Bedeschi, Marco Vitali, Antonio Spagnuolo, etc. (per citarne alcuni).
Un rapporto che fonde vita morte, con influssi a un'umanità non solo immaginata ma vissuta con effetti di genere e sostanza. Il medico scruta la sorte del paziente che, oltre ad essere umana, è ciclica, di una oggettività da svincolo da formulari esclusivi.
Quello del clinico riguarda riferimenti scientifici, oltre ai quali non può essere sottratta la ragione, per cui non puoi non innamorarti (anche del ragno). E ogni ricerca rievoca il rumore dei trattori che svecchiano la terra per renderla amica, come dovrebbe diventare la stessa morte. E per percepire l'idea o il rispetto di essa, invoca la necessaria lentezza e la possibile nostalgia per accostarla alla terra nostra madre terrena. Per purificare la quale si dovrebbe decimare tutto ciò che comprende, a livello di pus che beatifica gli apparati corrotti e negativi. La terra non è solo magma di sterco e sporcizie, essendo nostra origine. L'uomo, a volte, prova gusto a immalsanirla, grazie a poteri che non badano alla cura, ma alla diffusione di mali ancestrali, nostri beati surrogati che certo potere rafforza e condivide.
E ogni cura, spesso, diviene illusione di superamento di tare giovevoli alla malsanità legalizzata. Il limite del medico è la consapevolezza di chiedere perdono per tante rilassatezze contrapposte ai perfezionismi divini. Massima martellante del suo operato: “...io sono soltanto un uomo/eccepibile e fragile/pressato da ogni desiderio/...”.
Questo il limite del curatore dei corpi “risoluto ma impotente/di conoscere ciò che voglio/verità che m'appartiene/ma che non è mia/...”.
Cosa accade quando una ricerca appare pubblica e privata autoanalisi? Da qui sorgono verifiche: pioggia sporca (renderà opachi/i nostri cristalli inutili...” e dalle sporcizie della natura si arriva all'equivoco della presenza di padroni del mondo che intossicano l'albero della vita. I despoti “sanno cosa si deve fare/ si insiste sulla terra di tutti ma/in giro non si vede un animale/... E la nostra disaffezione ci porta ad ammettere che non c'è valore al di fuori di ciò che non ci fa comodo...”. (Pretese di piccolo borghesi che intossicano il mondo), “onestamente non ci fu il tempo di controllare la sicerità/del nostro amore”.
Ma le constatazioni di Bettelli divengono spietate quamdo da spettatore ricorre al realismo. Avviene in Fuori/strada, L'amore perso, Mala educazione. E le spietatezze ricordano come” s'è fatto troppo lontano il cielo/. E nell'insieme le riserve non hanno un tono moralista, derivando da rilievi di chi non può ignorare effetti di abbandoni e disamore.
I poeti sottolineano, anche se non incidono a migliorare il mondo e la vita. La scienza propone innovazioni, ma se il contorno è amorfo ogni influsso sarà vano.
Quella di Marcello Bettelli in “Dopo l'estate” sembra la rievocazione di un'avventura umana che sta andando verso declini da ripensare. Gli interrogativi sono tanti, ma l'autore non propone rimedi, mettendo dita su piaghe che riguardano chi si abbandona all'inganno dal sogno, verificando come sui fiori del mandorlo cade sempre la neve, restando almeno l'illusione del sorriso “dei tuoi occhi”.
E la cura fisica determina la convinzione che “che a nulla vale la promessa di scovare la lepre”.
C'è un rimedio spesso sottovalutato, quello della poesia che “che non ha menzogna”, Il rimedio è cercare la chiarezza per mezzo dei versi “...solo, davanti alla pagina bianca/so che avrò tutto quanto mi spetta”.
Tre garanti di tale ricerca: Epicuro Lucrezio Leopardi. Triade del legame tra vita e morte “strette con benigna ragione”.
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Gemma Forti