sabato 25 marzo 2017

NOTA DI LETTURA = PER ALESSIA

Nota di lettura per “ Alessia” di Raffaele Piazza
Alessia è al centro, osservata e letta, immaginata nelle sue emozioni, in un diario scritto da altri. Lo scorrere del tempo scandito in colori, ansie e transiti, la vede fluida nella sua quotidianità, quasi si attraversasse incorporea. Eppure la scuola, l’amore e il viaggio danno senso allo scorrere delle ore, ai fatti vissuti. Proiettata in uno specchio non suo, vive al di fuori di sé nell’interpretazione somigliante d’un anno lontano e attuale. Il racconto poetico la muove come una pedina, la scopre nelle sue tappe, indaga le mosse, trae conclusioni. E Alessia si svincola, in una sua strada parallela, libera da ogni parola. Ma gli angeli cadono e il tempo è fermo . Nel dipanarsi dei giorni qualcuno ricompone i fili che daccapo si annodano in ritorni così i tempi si accavallano in ripetizioni d’ abiti rosa e visioni teatrali dell’anno statico. Eppure Alessia cresce nella pagina come in un sogno ricorrente di presenze, in sospensione di accadimenti futuri e scivola imprendibile verso il destino. L’azzurro e il rosso confinano come il bene e il male nell’incantesimo d’un quotidiano versificato e l’ombra di una presenza che “sa”, l’accompagna. E’ l’autore o l’interprete del difficile compito di rendere la realtà di Alessia, surreale.
Liliana Ugolini 2017

giovedì 23 marzo 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"SOLITUDINE"
Cos'altro che le dita a riposarmi?
Dalla mia solitudine
alle faville del tuo sorriso , il sogno
strappa le membra ad una ad una.
Cercando l'ultimo abbandono
fra le carte ingiallite
e le ciglia , e il pallore
che s'allarga nel fiato,
in questo passo ingigantisco le ombre,
taglio le fiamme del silenzio,
ed i pensieri del giorno,
che autorizzano il canto o la paura
della tua lontananza.
Per decifrare il dono
solo memoria calpesta nel timore.
*
Antonio Spagnuolo

lunedì 20 marzo 2017

POESIA = RAFFAELE PIAZZA

"Alessia getta un sasso nel lago"
*
Pace azzurra di Alessia
a trasmetterla il lago a
entrare negli occhi e arrivare
all’anima. Albereto adiacente
di eucalipti dove ieri ha fatto
l’amore con Giovanni.
Studia Petrarca ragazza Alessia
“In vita e morte di madonna
Laura”. Domani per la vita
l’interrogazione nel folto
della scuola. Prende in mano
Alessia un polito sasso
e nel lago lo getta, chiede
ai cerchietti di non essere
lasciata.
*
Raffaele Piazza

domenica 19 marzo 2017

POESIA = V. S. GAUDIO

"I pantaloni rossi di Nadiella" *
*in memoria di Nadia Campana ( Cesena 11 ottobre 1954- Milano 10 giugno 1985)


1.
oh delizia delle delizie
come potrò farti vedere
dai miei ospiti
con quei pantaloni rossi
con quel passo che avevi
in via Barberia dove
stavamo andando a farci
il panino con la mortadella?

2.
una volta sedemmo sui gradini
di San Petronio e fu quando
avevi quei tuoi calzoni rossi
e mi venne in mente il pelo biondo
della mia amica Claretta che non
portava le mutande nemmeno
al ristorante

3.
La vedete quella ragazza
coi calzoni rossi, se hai visto
ebrei che pregano per la pioggia
dirà poi Amichai hai visto
come gli uomini ricordano,
io ti ho visto con quei calzoni
rossi e sulla spiaggia di Rimini
d’inverno com’eri in quella
immagine che mi hanno rubato
gli zingari insieme al libro di Testori
sulla letizia e la felicità che mi avevi
dato da leggere, non puoi vedere
come ricorda un poeta, ragazza
di quegli anni in cui non sono stato
a Le Havre, né a Ushuaia come mio
nonno, mi piaceva stare in mezzo
alla gente, Torino scava immagini
indelebili nella tua libido, con quei
calzoni rossi che avevi in via Barberia
a Bologna solo in quella finestra visiva
ti ho portato a passeggio sotto i portici
di via Roma, via Po e via Cernaia
e adesso che avrei voluto ancora
pensarti qui in questo deserto
della mia anima come faccio
a pensarti con quei calzoni rossi,
come può essersene andata quella
mia ragazza coi calzoni rossi?
Una ragazza con quei calzoni
rossi sta semmai alla finestra
a farsi lo shummulo, non salta
giù perché non può essere che
non ci sia più nessuno che
le tiri giù i calzoni rossi,
nel vento estivo che sta
arrivando

4.
Tutto in bianco e nero in strada
la stiamo attraversando o percorrendo
nei punti in cui tutto è così chiaro
che non posso non attardarmi
a guardarti il passo che hai
mentre andiamo a farci un panino
con la mortadella coi pantaloni rossi


5.
Ma un po’ di amore mi resta addosso
non è vero che la linea della mia anima
è sprofondata nell’abisso del Satanasso
e poi ci sono quei tuoi pantaloni rossi
che per quanto il vento possa essere
impetuoso te li sfilo anche nel sottopasso
ferroviario qui, dove quando passano
i circhi, non c’è più un treno che corre
verso il sole, soltanto l’altro giorno
ho visto una polacca pedalare che
mi ha fatto un momento pensare
non a te ma alla Henia di Gombrowicz
che lei sì che se avesse messo i tuoi
pantaloni rossi col cazzo che si sarebbe
buttata giù dal ponte

6.
A volgermi ho imparato
ai tuoi calzoni rossi
come fossero un poema
che sto cercando di mandare
a memoria
e quando ci riesco allora ti vedo
ragazza mia che sei volata via
e non avresti potuto farlo
se solo avessi indossato
ancora sei anni dopo
quei pantaloni rossi
che avevi messo per me
in via Barberia quando ce ne andammo
a farci un panino con la mortadella
ed era giugno sei anni prima
*
 by v.s.gaudio│



sabato 18 marzo 2017

POESIA = ANTONIO SPAGNUOLO

"LES AMANTS DE COCTEAU"
-La Traccia Rossa-
*
Nell’abbandono la voluttà si inarca
come riflesso di colori, tentacolo
fra le gambe snelle e le schegge
di un grappolo vermiglio.
Una traccia disegna iridescente
il tepore della tua apertura
quasi rapita da un sogno inappagato
per contrarre le ultime fibrille.
Egli rammemora i tempi iridescenti
con la forza delle ombre meridiane,
e ti cinge, ti sfiora con fulgide faville,
nel penetrare le candide inflorescenze
del tuo giglio.
Quasi una danza i muscoli contratti
che aprono il tremore di un delirio,
con faville leggere fuori del tempo.
C’è del sangue che incide il suo insulto
con il pugno, nel frizzo che squarcia il tuo ventre.
Un dubbio vertiginoso stordisce nello sguardo
e annoda il braccio sospeso nell’angoscia del forse.
*
Antonio Spagnuolo

mercoledì 15 marzo 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = GIANLUCA DI STEFANO

Note su "BIANCO O ROSSO, È LO STESSO" di Gianluca Di Stefano
2016, Fermenti Editrice, 86 pagg., € 13,00, ISBN 978-88-97171-74-4
*

L’autore
Gianluca Di Stefano (Rho – MI, 1972), ingegnere, per Fermenti ha pubblicato i volumi di poesia I mali del fiore (2004, prefazione di Donato Di Stasi), vincitore della XXI edizione Premio Nazionale di poesia “Citta’ di Penne-Mosca”, A passo d’uomo (2005, prefazione di Gualtiero De Santi, postfazione di Donato Di Stasi), I segreti del silenzio (2006, prefazione di Renzo Paris), Catalèpton (2010). È inserito in diverse antologie poetiche. Come narrativa ha pubblicato il romanzo I punti di Lagrange (2013, Fermenti).
Si sono occupati di lui Giorgio Bàrberi Squarotti, Donato Di Stasi, Gualtiero De Santi, Velio Carratoni, Renzo Paris, Raffaele Piazza, Giuliano Ladolfi, Antonio Spagnuolo, Sandro Montalto, Luciano Nanni, Salvatore Martino, Emilio Diedo, Stefano Valentini e altri.
***
Dalla quarta di copertina
Sono stato con chiunque avesse scritto un bel verso
e ovunque questo fosse stato concepito
consapevole che la poesia non dice nulla di nuovo
ma può dirlo bene.

Bevo l’acqua che è insapore
e mi sento dissetato
respiro l’aria inodore
e mi sento vivo
Labbra convesse ed anche concave
al sapore e all’odore ci pensano le tue carni
che mi sento sazio.
Sorridi, arriva il tuo amante.

Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla televisione, sazie, nude, inermi
trascinarsi in matrimoni falliti in cerca di emozioni rabbiose
lottatori dal polso fermo e dal pugno chiuso
nel telecomando pulsante davanti allo schermo
che in miseria e catatonici e occhi infossati stavano a selezionare
nel buio di divani sfondati
e vedevano angeli illuminati…

***

Da "BIANCO O ROSSO, È LO STESSO" di Gianluca Di Stefano

Sono
Io son la sola creatura nel mondo
Che lingua mai non chiama, occhio non piange;
da quando sono nata, mai un pensiero
in altri generai triste né lieto.
(Emily Brontë)

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d’essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.
(Fernando Pessoa)


Sono la cicca di sigaretta
schiacciata sotto il tacco

ed il tacco da nettare
a cui si è appiccicata la gomma da masticare

Sono la nota fischiettata
di un motivo anonimo

Sono un sinonimo

Sono il cristallo di ghiaccio
che si scioglie come ombra nel crepaccio

Sono la puttana frigida
e la rugiada nella corolla del’aquilegia turgida

Sono questo, tutto e nessuno
s’è vero che in amore uno più uno fa uno
Sono la porta aperta
sul caso chiuso

Sono l’arancia caduta dalla sporta
che rotola ai piedi della porta

Sono la ruota di scorta

Sono il maccherone che tracima dallo scolapasta
e la goccia di vino che la tovaglia devasta

Sono il collo della bottiglia strozzato
come urlo soffocato

e la cacciata dello sciacquone
che si involve nell’ingorgo

Sono questo, nel bene e nel male
come naufrago nel sifone e nell’isola pedonale

Sono i versi della bestia
che si sono fatti poesia

Sono i versi che rubano oro
e comprano amore

l’amore inondato dalle lacrime
come vino a cui l’oste ha messo l’acqua

Sono l’immagine di se stesso
che litiga nello specchio riflessa

Sono questo, uno e nessuno
il pesce fuor d’acqua e il dio Nettuno
Sono la domanda, il più inutile dei misteri,
se la risposta è amore

e la sedia nella sala delle vergini scaltre
con una gamba più corta delle altre.

Comunque mi sieda

Sono scomodo.
***
bURLOne
Forse all’inferno i reprobi non sono sempre infelici.
(Jorge Luis Borges, Il duello-Il manoscritto di Brodie)

ad Allen Ginsberg


Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla televisione, sazie, nude, inermi
trascinarsi in matrimoni falliti in cerca di emozioni rabbiose
lottatori dal polso fermo e dal pugno chiuso
nel telecomando pulsante davanti allo schermo
che in miseria e catatonici e occhi infossati stavano a selezionare nel buio di divani sfondati
e vedevano angeli illuminati…

martedì 14 marzo 2017

SEGNALAZIONE VOLUMI = NAZARIO PARDINI

Nazario Pardini : “Cantici” – ed.The writer – 2017 – pagg. 96 - € 10.00
Il respiro ampio , che sospende i versi nella luminosità del canto , è in queste pagine ricche di musicalità un rintocco modulato e sereno , che si traduce in una poesia delicatamente accorta e prodigiosamente incisa. Diviso nettamente in due parti il libro offre momenti di morbido abbandono inseguiti da attimi di irrequiete memorie.
“La prima parte – scrive nella prefazione Luciano Domenighini – è una evocazione mitizzante degli anni della giovinezza , mentre la seconda , riferita al presente , in forma di ripiegamento patetico, è una rivisitazione di quei luoghi e una meditazione sul tempo che trascorre e tutto travolge e muta.” Pardini ripercorre i filtri della giovinezza tratteggiando con finezza il verso, con la incisività dell’endecasillabo , che sempre rimane un punto basilare del ritmo poetico, e cucendo morbide figure , prendendo forme emotive nella sua fervida immaginazione .
“Sono una barca che s’inarca nel mare
sono un fuscello in balia del vento
che cerca un porto dove rifugiare
le mie malinconie. A volte ho visto
una pallida luce di conforto
a indirizzare la prua. I remi stenti
hanno solcato mari indifferenti
verso il chiarore delle mie speranze.
Invano. Tutto spariva all’approccio…”
La sua storia sembra ricamare tratteggi fra le ombre del ricordo e le illusioni del ritorno, negli scenari diversi , che dipanano davanti agli occhi alcune realtà che vagheggiano "perle" bagnate dalla spuma. La sua poesia che nasce dal coinvolgimento culturale riesce a dare un senso autentico dell’esistenza , tra il quotidiano , ricco di sorprese , e il già vissuto capace di possibili reinvenzioni.
ANTONIO SPAGNUOLO